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Il 2017 a Modena è stato il terzo più caldo degli ultimi 187 anni

Resi noti dai tecnici dell’Osservatorio Geofisico del DIEF – Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari” di Unimore i dati che meglio fotografano l’andamento meteoclimatico del 2017.

Presso la stazione storica situata nel Palazzo Ducale di Piazza Roma a Modena, dove dal 1830 si rilevano quotidianamente e senza interruzioni i dati meteo modenesi, la temperatura media annua è risultata di 16.0 °C. Il valore – secondo gli esperti della struttura accademica – è nettamente superiore, di 1.7°C, rispetto alla media di riferimento per il trentennio 1981-2010. In base a questo valore il 2017 è stato pertanto il terzo anno più caldo dall’inizio dei rilevamenti, superato solo dal 2014 (16.3°C) e dal 2015 (16.1°C).

“Mai, prima del 1990,  – spiega il meteorologo Luca Lombroso – nel nostro osservatorio si era superata la soglia di 15°C di temperatura media annua. Fino ad allora il record apparteneva al 1945 con una temperatura media di 14.5°C. Il primo “anno più caldo” del nuovo periodo climatico che stiamo vivendo si ebbe nel 1994, con 14.7°C. Dopo è stato ripetutamente superato. Nel 1997 con 15.2°C si superò per la prima volta la soglia dei 15°C e, quindi, nel 2013 con 16.3°C per la prima volta si sono superati, a Modena, i 16°C”.

Gli estremi dell’anno vanno dai – 4.2°C della temperatura minima più bassa il 7 gennaio a 38.4°C del rovente 4 agosto 2017. Il picco estremo di freddo non rappresenta nulla di strano o di anomalo  ed è molto distante dal record assoluto di gelo, -15.5°C, dell’11 gennaio 1985. Il “giorno più caldo” del 2017, invece, è stato statisticamente il secondo giorno più caldo di sempre a Modena, sfiorando di un solo decimo di grado il record assoluto che ancora resiste dal 29 luglio 1983.

Notevole il numero di “giorni caldi”, ovvero con temperatura massima pari o sopra a 30°C, che sono stati in tutto 73. Solo nel 2003 con 80 giorni caldi si è superato il traguardo raggiunto quest’anno. “Nel XIX e XX secolo – continua Luca Lombroso –  non si era mai andati oltre i 60 giorni caldi”. All’opposto, i giorni di gelo (Temperatura minima inferiore a 0°C) sono stati solo 11.

Le piogge complessivamente ammontano a 475,2 mm. Rispetto ai 660.7 mm attesi dalla climatologia, il deficit pluviometrico nel 2017 è stato del 30%. “L’anno, pur con un marcato deficit pluviometrico, – afferma sicuro Luca Lombroso di Unimore – non è stato uno dei più siccitosi. Piogge inferiori si ebbero per esempio anche nel 2011 e 2012. Ma, nel dettaglio osserviamo una distribuzione di piogge molto irregolare, in particolare con gennaio, marzo, luglio, agosto e ottobre caratterizzati da precipitazioni molto scarse, a cui si oppongono mesi come novembre e, in parte, settembre molto piovosi”.

Commento a parte perita la neve. L’ultima nevicata significativa e abbondante a Modena ormai è di quasi tre anni fa, il 6 febbraio 2015 con 32 cm. “Da allora – osserva Luca Lombroso – la neve ha fatto solo due effimere comparse: una nel gennaio 2016 e, nel 2017, un solo giorno con neve misurabile, il 13 novembre, quado scese un solo 1 cm di neve, peraltro subito fusa a seguito dell’aumento di temperatura e dalla pioggia”.

Presso il Campus DIEF di Modena la temperatura media rilevata durante l’anno di 14.6°C è stata più allineata ai valori ufficiali attesi, mentre le piogge sono risultate più copiose con 533,7 mm. Il giorno più freddo è stato il 7 gennaio con temperatura minima – 8.1°C e il più caldo il 4 agosto con una temperatura massima di 40.1°C. I giorni caldi pari o sopra i 30°C di temperatura massima sono stati 84, e i giorni di gelo, in cui la temperatura minima è scesa a 0°C o al di sotto, 59.

A Reggio Emilia al Campus universitario S. Lazzaro la stazione meteo dell’Osservatorio Geofisico di Unimore ha indicato una temperatura media annua di 14.7°C con precipitazioni pari complessivamente a 586,9 mm. Gli estremi giornalieri vanno dalla temperatura minima più bassa registrata il 7 gennaio con – 8.9°C alla temperatura massima più alta di 40.3°C raggiunti il 3 agosto. Ben 89 a Reggio Emilia i giorni caldi oltre i 30°C, e 56 i giorni di gelo con temperatura minima sotto 0°C.

“Il 2017 – è la riflessione finale dell’esperto Unimore Luca Lombroso – conferma che stiamo ormai vivendo una “nuova normalità”, il cui primo indiscutibile effetto è l’aumento delle temperature sia a livello globale che locale, in specie nelle aree urbane, dove sono più concentrati gli insediamenti. Il risultato è che le estati sono più lunghe e calde del passato e per opposto gli inverni più brevi e meno rigidi, soprattutto (ma non solo) in città. Più sfumato il segnale del cambiamento del regime pluviometrico. Se il 2017 è classificabile fra gli anni avari di pioggia, per opposto gli ultimi tre anni erano stati piuttosto piovosi, tutti però con forti irregolarità fra periodi di piogge abbondanti o con temporali intensi e fasi anche prolungate di siccità”.





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