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Il Comune di Bologna ricorda Marco Biagi, il Sindaco ha deposto una corona nella Piazzetta che porta il suo nome

Il Sindaco di Bologna, Virginio Merola, ha deposto oggi una corona in memoria di Marco Biagi, nella Piazzetta che porta il suo nome, accanto a via Valdonica, dove il professore fu ucciso 16 anni fa, il 19 marzo del 2002.

In apertura della seduta odierna del Consiglio comunale, la Presidente Luisa Guidone ha ricordato Marco Biagi e a conclusione dell’intervento l’aula ha osservato un minuto di silenzio. Erano presenti Francesca Biagi, sorella del giuslavorista, e il senatore Pierferdinando Casini.

Di seguito l’intervento della Presidente del Consiglio comunale, Luisa Guidone:

“Prima di iniziare il lavori del Consiglio odierno è doveroso dedicare un primo pensiero al professor Marco Biagi, infatti oggi 19 marzo 2018 corre il XVI anniversario dal suo omicidio. Come sempre l’avvicinarsi di questa triste ricorrenza è costellato da numerosi contributi da parte di amici, colleghi, intellettuali e come sempre la città di Bologna ha dimostrato anche quest’anno di non voler dimenticare un uomo libero e onesto assassinato brutalmente sotto casa mentre tornava da lavoro verso la propria famiglia, come ogni giorno ciascuno di noi fa abitualmente. Un dramma che ha fatto piombare un intero paese in un incubo, l’incubo del terrorismo che quel giorno di 16 anni fa è ritornato dal passato come un fulmine a ciel sereno colpendo un uomo innocente accusato di aver messo le proprie idee a servizio dello Stato, uno Stato che, purtroppo, non lo ha protetto come avrebbe dovuto.
Noi ricorderemo sempre il professor Biagi, noi sottolineeremo sempre l’orrore del terrorismo brigatista, la furia cieca di chi agisce con la violenza contro le idee altrui, e a maggior ragione quest’anno queste riflessioni sono ancora più stringenti visto il quarantesimo del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro.
Oggi invio un messaggio di avversione a tutti i terrorismi che purtroppo non accennano a diminuire ma al contrario proliferano causando morte e terrore in tutto il mondo. In Italia poi, il mondo del lavoro è sempre stato attraversato da pulsioni forti e dirompenti tali da rendere quell’ambito, che è per sua natura in una dialettica democratica il principale luogo di scontro tra diversi soggetti sociali, un terreno estremamente sensibile per il quale le accortezze e le attenzioni sembrano non essere mai sufficienti.
Ma tutto questo rappresenta solo un pretesto per chi senza remore né anima si trasforma in assassino, attaccando un uomo inerme e innocente e considerandosi assolvibile dalla storia sulla base di una lettura tanto distorta quanto pericolosa del rapporto tra l’individuo, lo stato la democrazia e la società.
A tal proposito ritengo inaccettabile che, come sta avvenendo in questi giorni alcuni terroristi vengano considerati al pari di star televisive senza mostrare alcun segno di pentimento o di rispetto nei confronti delle loro vittime. Chi orienta l’opinione pubblica deve essere al pari delle istituzione dalla parte delle vittime del terrorismo, l’unica parte giusta della storia.
La morte del professor Biagi non è di certo dunque un fatto privato, bensì una tragedia collettiva che grava su ognuno di noi, una tragedia il cui peso e la cui responsabilità insistono anche sulle spalle delle istituzioni democratiche: ricordare il professore significa riflettere non solo su quanto è accaduto ma altresì sulle nostre azioni quotidiane presenti e future, non alimentare certe pulsioni, essere sempre consapevoli delle ricadute pratiche e psicologiche anche delle nostre più semplici dichiarazioni.
Ricordare oggi il professor Biagi significa anche fermarsi a riflettere sulla nostra bella democrazia: una democrazia nata dalla guerra e dall’antifascismo che oggi vive nella pace, nel rispetto delle idee altrui nonché nell’imprescindibile rispetto delle istituzioni che ne garantiscono la sopravvivenza.
Oggi il Consiglio comunale, il Sindaco Virginio Merola, la Giunta, l’Amministrazione, le istituzioni, i cittadini tutti si stringono intorno alla famiglia e attraverso questo gesto si uniscono tra di loro in un abbraccio corale che ci fortifica e ci indica la strada da percorrere: la strada della democrazia e della pace”.





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