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A Modena si parla delle nuove sfide della chirurgia del fegato

I massimi esperti a livello mondiale dei trapianti di fegato e della chirurgia epatica si incontrano il 12-13-14 dicembre al Policlinico di Modena nel corso di un convegno organizzato e presieduto dal prof. Fabrizio Di Benedetto di Unimore, Direttore della Chirurgia Epato-Bilio-Pancreatica e Trapianti di Fegato dell’AOU di Modena. Il convegno, che si svolge nell’Aula Magna del Centro Didattico della Facoltà di Medicina e Chirurgia di Unimore (via del Pozzo 71), farà il punto sulle nuove sfide nella chirurgia e nei trapianti di fegato.

Il convegno dal titolo “Challenges in Liver Resection and Transplantation” si aprirà con una sessione dedicata al personale infermieristico (12 dicembre ore 15-16) che anticiperà i saluti delle autorità previste per le ore 16,00-17,00. I principali temi trattati saranno gli hot topics nei trapianti di fegato, l’evoluzione dei criteri di trapiantabilità, la biologia del tumore del fegato, il ruolo della donazione da donatore a cuore non battente, le terapie immunosoppressive, le strategie per riportare un paziente con tumore del fegato all’interno dei criteri di trapiantabilità.

“Ad oggi un paziente affetto da tumore del fegato – spiega il prof. Fabrizio Di Benedetto – può essere sottoposto al trapianto solo se sono soddisfatti alcuni criteri morfologici nella fase di studio pre-intervento. Esistono terapie, farmacologiche e radioterapiche, che consentono di riportare il paziente all’interno dei criteri di trapiantabilità, aumentando così la speranza di vita. Ci aspettiamo che nel prossimo futuro anche le caratteristiche biologiche del tumore saranno parte di questo processo decisionale”.

Aprirà i lavori la relazione del prof. Antonio Daniele Pinna, Direttore del programma dei trapianti di fegato presso la Cleveland Clinic di Abu Dhabi, che tratterà il tema del confronto culturale tra Oriente e Occidente in tema di trapianto. Tra i numerosi interventi di grande interesse, vanno segnalate le letture magistrali. In particolare, giovedì 13 dicembre alle ore 10,45 il prof. Karim J. Halazun del New York Presbiteryan Hospital parlerà dei fattori di rischio di recidiva nel tumore del fegato. Alle ore 15,30 il prof. Daniel Cherqui, dell’Hospital Paul Brousse di Parigi – Villejuif si occuperà delle procedure mininvasive nella donazione di fegato da vivente. Venerdì 14 dicembre alle ore 10,30 il prof. Pal Dag Line dell’Oslo Universitary Hospital parlerà del ruolo del trapianto di fegato come opzione nel trattamento delle metastasi epatiche del tumore del colon retto. Infine, alle ore 15,45 il prof. Charles Miller della Cieveland Clinic Foundation si occuperà dei temi etici nella chirurgia nei trapianti di fegato.

Il 2017 è stato un anno di grandi soddisfazioni per la Chirurgia Oncologica, Epatobiliopancreatica e dei Trapianti di Fegato dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena. I dati ufficiali parlano di un aumento del numero di trapianti di fegato eseguiti presso il centro di Modena di circa il 60%, in un quadro di sostanziale stabilità del numero dei donatori presenti in Regione. Accanto alle attività ormai note e consolidate nel territorio di chirurgia del fegato e del pancreas, il 2017 ha segnato, soprattutto, una crescita importante dal punto di vista della casistica e dell’attività di didattica e ricerca del gruppo diretto dal prof. Fabrizio Di Benedetto. I dati dei primi undici mesi del 2018 hanno confermato questa tendenza, con in particolare un aumento di oltre il 20% dell’attività di chirurgia resettiva robotica epatica.

L’AOU di Modena si pone, in Regione, tra i centri più attivi nella donazione di organi da donatore a cuore non battente, attività rinforzata dall’unione tra l’Ospedale Civile di Baggiovara, dove avvengono la maggior parte delle donazioni, e il Policlinico, dove sono presenti il centro trapianti di fegato e di rene.  L’Ospedale di Baggiovara è tra i 3 centri in Regione (insieme a Cesena e Parma) in cui è possibile effettuare donazioni a cuore fermo. La donazione “a cuore fermo” in Italia è regolata dai medesimi riferimenti legislativi ed etici della donazione da donatore in cui la morte è accertata con criteri neurologici. L’arresto cardiaco ha tempistiche più stringenti della morte cerebrale e, quindi, occorre decidere più in fretta e agire velocemente. Questo tipo di donazione richiede inoltre l’utilizzo di sofisticati strumenti dedicati alla conservazione degli organi prelevatiche viene applicata appena accertata la morte cerebrale. Il rianimatore insieme al chirurgo vascolare prepara il donatore al prelievo in modo da salvaguardare gli organi che devono assicurare la stessa performance, al trapianto, di quelli prelevati da un donatore in morte cerebrale. “La velocità e l’impossibilità di programmare – ha confermato il prof. Fabrizio Di Benedetto,Direttore della Chirurgia Oncologica, Epato-bilio-pancreatica e dei Trapianti di fegato – sono condizioni insite nei trapianti, e che in questo caso assumono un significato nuovo perché il periodo di osservazione del donatore è brevissimo. Tutte le decisioni vanno prese in pochi minuti, con la conseguenza che tutte le strutture coinvolte sono chiamate a un notevole sforzo organizzativo. Si può dire, però, che ne valga decisamente la pena: questi fegati dopo il prelievo vengono perfusi con una macchina che li ossigena a pressione e temperature controllate che rigenerano le cellule epatiche e quindi hanno le stesse chance di successo di a quella degli organi prelevati a cuore battente”.





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